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FNOMCEO: Etica di Fine Vita - Il Documento

pubblicata il 11 Settembre 2007


In un convegno, a Udine, resi noti i dati di un questionario che fotografa i comportamenti e le scelte dei camici bianchi quando assistono i pazienti senza speranza di vita.

I medici italiani sono o non sono per l’eutanasia? E in quanti casi hanno prescritto o fornito un farmaco con l’intenzione precisa di anticipare la fine della vita?

Sono alcune delle domande a cui la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ha risposto, rendendo oggi noti i risultati di un Questionario postale anonimo costituito da 54 domande poste con l’obiettivo di conoscere le pratiche dei medici quando assistono i pazienti senza speranza di vita.

Veramente significative le cifre. Un esempio: il 64 per cento dei medici ritiene che si debba soddisfare la richiesta di un paziente di non attuare o interrompere i trattamenti di sostegno vitale.

“Quasi i due terzi dei medici italiani – ha dichiarato Luigi Conte, presidente dell’Ordine dei Medici che ha ospitato l’assise federativa – chiede uno strumento legislativo che riporti serenità nel rapporto medico-paziente e dia certezza al medico che rifugge dall’accanimento terapeutico, di non incorrere nelle sanzioni del Codice Penale. Con un percentuale altissima, i medici sono disponibili ad accogliere le dichiarazioni anticipate di fine vita, ciò è espressione di una propensione a riconoscere maggiore consapevolezza al cittadino nelle scelte di vita. I medici stanno migliorando – è inequivocabile – la loro attenzione nei confronti del trattamento del dolore, nel lenire le sofferenze. Certo, su questa strada c’è ancora tanto da fare”.

Le cifre sono state presentate durante un Convegno che a Udine, oggi, ha parlato di “Etica di Fine Vita: percorsi per scelte responsabili”.

E gli Ordini dei Medici – questo il dato forte che emerge dall’assise – sono attenti nel diffondere questa cultura, impegnati a rispondere alle esigenze che nascono nella moderna società.

Sono state individuate 14 aree italiane e il campione è rappresentato da circa 15.000 medici.
Il recupero dei questionari è ancora in corso ma oggi, a Udine, sono stati divulgati i dati pervenuti e validati sino a ieri, 5 luglio.

Prima di questa indagine - che è stata realizzata da ITAELD - il principale studio europeo, pubblicato perfino su The Lancet nel 2003, riportava solo i risultati di alcune aree italiane del centro-nord.
“Per i medici italiani, il paziente senza speranza di guarire, e nelle fasi ultime della sua vita, non è un costo inutile, non è un cittadino che perde diritti – ha dichiarato Amedeo Bianco, che della FNOMCeO è Presidente. “Il medico, soprattutto in questa circostanza, è chiamato ad esprimere, sempre più e sempre meglio, la sua ancestrale vocazione alla solidarietà, al rispetto della dignità della persona, alla giustizia”.

L’indagine ITAELD dice anche che i medici italiani non praticano l’eutanasia: solo lo 0,7 per cento ha infatti dichiarato di aver eseguito atti e procedure riconducibili all’eutanasia.
La stessa indagine mette in evidenza che i medici italiani stanno migliorando le pratiche della sedazione del dolore.

“Ma siamo – ha dichiarato ancora Bianco, commentando questi dati – ancora lontano da standard ottimali, tanto che il 68 per cento ritiene che le cure palliative siano la risposta più efficace alla domanda di morte”.
Dal questionario emerge, infine, che deve essere migliorata la formazione dei medici e di tutti gli operatori sanitari nella cura e nell’accompagnamento ai morenti. La comunicazione stenta a mantenersi nelle drammatiche circostanze della gestione di una diagnosi infausta.

“Occorrono – ha detto a questo proposito sempre Bianco – investimenti di risorse, di intelligenze, di culture sulle condizioni di fine vita e i medici italiani avvertono ciò come un obbligo civile, ritenendo che i valori di giustizia, di rispetto della vita e delle scelte dei loro pazienti siano fondanti dell’alleanza terapeutica: e ciò per garantire a tutti un punto di riferimento e di equilibrio sul quale i cittadini e le istituzioni possono contare perché il confronto e le scelte su questi temi continuino, cercando e organizzando l’intesa tra gli uomini, la solidarietà dei valori , la tutela dei diritti”.

Tante le presenze. Oltre al ministro della Salute, Livia Turco, sono a Udine, tra gli altri, il sen. Ignazio Marino, la sen. Paola Binetti, la dr.ssa Cinzia Caporale, vice presidente del Comitato nazionale di Bioetica, il dr. Domenico Airoma, magistrato, il dr. Mario Melazzini, presidente dell’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica.


TESTO DEL DOCUMENTO FINALE

I primi dati dell’indagine promossa e gestita autonomamente dalla FNOMCeO con il supporto delle principali organizzazioni mediche, sotto l’egida di un Comitato di Garanti, riguardante le opinioni e le pratiche dei medici nelle fasi di fine vita dei loro pazienti, confermano, sul piano della prassi clinica, il rispetto dei valori fondanti il nuovo Codice Deontologico, assicurando i cittadini che la professione medica mantiene e vuole riaffermare quel ruolo di garanzia, di solidarietà e di rispetto dei valori umani che, nei secoli, ne ha costituito il segno di appartenenza.
Questi principi, in un’epoca di profonde trasformazioni sociali e di molteplici presenze di etnie, religioni e idealità, in un mondo unificato dalla tecnica, rappresentano un punto di riferimento per la civile convivenza, per un dibattito teso all’incontro tra gli uomini, per la riaffermazione dei principi etici della solidarietà umana, nei momenti in cui ogni uomo pone le domande più ardue e personali.
Non è facile il compito dei medici che debbono trovare, all’interno dei suddetti principi, il filo del loro agire posto a difesa della dignità e della qualità della vita del paziente, delle sue decisioni e delle sue scelte, della sua salute fisica e psichica e del sollievo della sofferenza, in un’alleanza tra pari, nel quadro della doverosa attenzione all’equità.
I medici sono contrari all’eutanasia e ad ogni forma di accanimento terapeutico così come sancito dal Codice di Deontologia Medica.
I medici italiani ritengono che, qualora il legislatore decidesse di intervenire in materia di dichiarazioni di volontà anticipate di trattamento sanitario, debba preliminarmente essere garantita una efficace rete di tutela dei soggetti più deboli perché inguaribili, terminali, morenti, ancor più se divenuti incapaci.
Occorrerà inoltre definire il profilo del miglior esercizio del principio di autodeterminazione, a nostro giudizio compiutamente esigibile e praticabile all’interno di una alleanza terapeutica fondata sulla reciproca fiducia, informazione, consenso, scambio e rispetto dei reciproci valori etici e civili e delle rispettive libertà.
Emerge dunque il pressante bisogno di ridefinire nuovi profili di cura e di avvicinare a questa responsabilità tecnico professionale la presa in carico di queste fragilità che va oltre questo nostro impegno.
Per realizzare queste premesse è necessaria una maggior consapevolezza della necessità di interventi globali nell’assistenza al morente, per la quale i medici, già impegnati per una formazione più adeguata, chiedono alla società più risorse dedicate, che il tempo di ascolto non sia coartato da inutili incombenze burocratiche e che si prosegua nell’opera formativa ed informativa, anche con il potenziamento della ricerca scientifica sui temi di fine vita e delle cure palliative.
L’indipendenza del medico, cittadino al servizio di altri cittadini, è l’unica garanzia che le richieste di cura e le scelte di valori dei pazienti siano accolte nel continuo sforzo di aiutare chi soffre e ha il diritto di essere accompagnato con competenza, solidarietà e amore nel momento della morte.


Inserito in - Dalla Segreteria - FNOMCEO