Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
COMUNICATO STAMPA
Sui presunti 90 morti al giorno per errore medico
Premesso che il problema della sicurezza in sanità esiste e che la professione medica si sta adoperando per il controllo , la gestione ed il contenimento degli eventi avversi, bisogna rilevare che non è sicuramente un numero che rende il fenomeno più o meno accettabile. L'errore va rilevato, esaminato ed utilizzato per evitare che si ripeta. Va abbandonata la cultura della ricerca di un responsabile da identificare come capro espiatorio a favore di una cultura che insegni ad imparare dall'errore perchè si sbagli sempre meno. La Medicina è una scienza umana non scevra da errori: l'impegno costante della professione è tendere al loro contenimento.
Va puntualizzato che l'errore non è solo medico ma sanitario in generale e che nella massima parte investe la sfera organizzativo-gestionale e non solo quella tecnico-professionale medica.
Per quanto riguarda i dati ripresi da tutti i media nazionali bisogna ribadire con forza che non sono dati reali. In Italia e nel mondo non esistono rilevazioni oggettive , scientificamente validate, ma dati singoli moltiplicati per il numero di ricoveri e di interventi chirurgici. Un dato recente è una ricerca inglese del luglio 2005, con una realtà sanitaria molto simile alla nostra, già rilevato dal ministro Turco, che parla di 572.000 eventi avversi e 840 decessi in tutto il Regno Unito, ed anche questo dato è frutto di un calcolo costruito partendo dalla rilevazione eseguita soltanto in 18 strutture ospedaliera.
Va rilevato altresì che i dati pubblicati in Italia sono quelli periodicamente ripresi a cuor leggero, per avere un gratificante momento di popolarità, da parte dei presidenti pro-tempore di talune società scientifiche in occasione di congressi nazionali. Tali dati , è doveroso ribadirlo, sono ricavati da datate stime di fonte assicurativa, palesemente di parte per gli ovvii motivi, e mai sottoposti ad attenta verifica e controllo.
Qualora il riferimento sia a nuove rilevazioni e ricerche, si chiede di conoscere nei dettagli la metodologia di rilevazione adottata e la composizione qualitativa e quantitativa della casisitica della ricerca cui fa riferimento il Dott. Emilio Bajetta, Presidente AIOM, nell'attingere i dati numerici riferiti con sì tanto clamore.
Si chiede anche di conoscere i motivi per cui questi dati, se documentati e provati, non sono stati preventivamente discussi con le istituzioni e le altre associazioni professionali mediche.
In subordine, in carenza della richiesta adeguata documentazione, si chiede al Presidente dell'Ordine di Pavia di esaminare se non sussistano le condizioni per addebito deontologico nei confronti del Dott. Emilio Bajetta per essere venuto meno a quanto stabilito dagli artt. 1 e 54 del codice di deontologia medica , ed al Presidente dell'Ordine di Massa Carrara di esaminare se non sussistano le condizioni per addebito deontologico nei confronti del Dott. Marco Venturini per essere venuto meno a quanto stabilito dal comma 2 dell'art. 5 e del comma 3 dell'art.66 del codice di deontologia medica (per non aver denunciato all'ordine che "pazienti venivano dimessi con la flebo nel braccio").
Tutto questo nell'assoluta consapevolezza del dettato deontologico che impone che ogni informazione va proposta con equilibrio e prudenza senza creare nel cittadino attese eccessive ma anche senza tralasciare "elementi di speranza" e di fiducia nella professione e nel sistema sanitario.
Il medico deve sempre garantire informazioni scientificamnete rigorose, obiettive , prudenti ,che non producano timori infondati, spinte consumistiche o illusorie attese nella pubblica opinione.
L'informazione in materia sanitaria va gestita con equilibrio e prudenza senza protagonismi e sensazionalismi e senza diffondere paure e sfiducia che vanno ad inquinare il delicato rapporto tra cittadino,medico e servizio sanitario.
Luigi Conte
Presidente Ordine dei Medici di Udine
Componente il CC della FNOMCeO
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