Le dichiarazioni del neo eletto presidente Amedeo Bianco.
“Il sistema ha bisogno di un colpevole o vuole cercare di capire perché avvengono gli errori in Sanità? Basta con questa”caccia alle streghe” che non giova a nessuno: non al cittadino, sempre più spaventato e sfiduciato, non ad una categoria - quella medica - messa all’angolo da stime inesistenti, non alla collettività che paga i costi di inefficaci pratiche difensive”.
Il primo Comitato Centrale della nuova presidenza della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri alza i toni e protesta contro l’infondatezza dei numeri relativi agli errori in medicina, ampiamente diffusi dalla Stampa in questi giorni.
“Perché - è stato detto durante la riunione politica- invece di sbattere il mostro in prima pagina non cominciamo a porci delle domande? Cosa si sta facendo, in concreto, per prevenire tali errori e garantire veramente la sicurezza del paziente: affermazioni quali quelle circolate in questi giorni sulle responsabilità del medico non solo sono infondate dal punto di vista numerico - dato che non esistono statistiche in tal senso - ma sicuramente non contribuiscono a dare soluzioni ad un fenomeno che è assai complesso e al quale concorrono molte variabili”.
In sostanza, hanno detto i camici bianchi uscendo dalla loro assise istituzionale, l’importante è capire come e perché si è determinato un errore e individuare tutte le responsabilità coinvolte, per arrivare poi ad un’efficace prevenzione e gestione del rischio.
Su questo argomento il neo eletto alla presidenza della Federazione, Amedeo Bianco, è stato molto esplicito. “Nulla volendo togliere alle personali responsabilità dei medici, laddove esistano - ha dichiarato - a questo punto è importante responsabilizzare tutti i protagonisti del sistema: chi lo organizza, chi lo gestisce, chilo sanziona, chi comunica queste informazioni. Tutti dovranno fare la loro parte per cambiare la cultura presente, più rivolta ad una rozza ricerca del colpevole che alla prevenzione dell’errore. Perché non si ripeta”.
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